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Il formaggio, fonte di nutrimento e fonte di commercio. Lo sviluppo socio economico di Ballabio è stato legato e condizionato all'attività casearia, prima familiare poi artigianale ed, infine, industriale. Oggi, il tessuto produttivo, completamente mutato, mantiene viva parte di questa tradizionale attività.

Le origini
Dall'allevamento bovino nasce con naturalezza un capolavoro: il latte. Dalla sua lavorazione il formaggio e i suoi derivati. Per tentare di ricostruire una storia, sia pure sintetica dell'arte casearia nella nostra zona, bisognerebbe risalire ai tempi più remoti della presenza umana sulle nostre montagne. In tempi antichi il latte non era certo prodotto per ragioni commerciali, bensì per impellenti necessità di sostentamento.

Ma i nostri ricordi, tangibili, certo non risalgono a tempi lontani. Eppure sappiamo che da secoli con precise regole artigianali vari tipi di formaggi erano prodotti: taleggio, gorgonzola, robiola. Sapevano di Valsassina e di Ballabio; anche se Ballabio, politicamente e giurisdizionalmente dipendente da Lecco, fu sempre legato alla Valle per tradizioni, per spirito, per lavoro.

Si dice che il nome Taleggio derivi dalla vicina VaI Taleggio, in quanto i bergamini di tale Valle hanno esportato da noi, passando per la Culmine di S. Pietro, questo tipo particolare di formaggio, ove ha trovato fertile terreno per crescere e diffondersi ed è stato nobilitato. Più comunemente da noi si chiama stracchino. Da noi trovò fama per la cura, direi quasi religiosa, della lavorazione e della conservazione ma, soprattutto, per la stagionatura. Il valore di un buon formaggio sta nella genuinità degli elementi che lo compongono e nella possibilità di una maturazione naturale, ciò che tra i nostri monti è elementare. L'aria fresca e umida contribuisce naturalmente alla lenta maturazione del prodotto conservandone tutta la squisitezza.

Il trattamento del latte rimase sempre invariato. La sua conoscenza è stata tramandata di padre in figlio, di generazione in generazione e con certi piccoli segreti sino al punto di rendere diverso, più o meno gustoso, il formaggio prodotto da una famiglia all'altra.

Tutti i nostri contadini hanno sempre prodotto formaggi tipici. Al Verziere in Milano nel 1600 (ci sono documenti in proposito presso l'archivio storico) i pastori provenienti dalla Valsassina, e di conseguenza anche da Ballabio vendevano robiole e stracchini.
L'industrializzazione
Nella seconda metà dell'800 inizia una maggior industrializzazione del prodotto caseario. È l'epoca in cui diversi piccoli imprenditori comprendono che i prodotti locali possono essere maggiormente diffusi attraverso un'organizzazione più appropriata e, perché no, divenire una fonte di sviluppo economico.

La valle della Gera, dalla gola di Balisio si riempie di casere per la stagionatura del taleggio, del gorgonzola, delle robiole. Il prodotto, fresco, viene raccolto e sistemato nelle cantine delle "casere", a parecchi metri sotto terra. In mancanza di celle frigorifere, la neve e il ghiaccio raccolti nel periodo invernale e gettato in quei luoghi, ricoperto da pula e foglie per conservarlo, creavano la gradazione necessaria di fresco.

Ballabio era realmente la capitale indiscussa e riconosciuta di questa particolare produzione. Fra i tanti imprenditori con sede in Ballabio, qualcuno pensò di allargare fuori dei nostri confini territoriali la produzione ed ebbe fortuna. In particolar modo, ancor oggi sulla cresta dell'onda vi sono i nomi di Locatelli e Galbani, originari entrambi di Ballabio.
La ditta Locatelli Mattia nacque nel 1860 in Ballabio con una modesta attività di stagionatura del gorgonzola. In pochi anni allargò la sua sfera commerciale, raggiungendo tutta la Lombardia. Si andava a raccogliere il prodotto fino dai contadini della bassa milanese per poi trasportarlo da noi per la stagionatura. Già sul finire dell'800 troviamo succursali all'estero: Londra, Buenos Aires, a dimostrazione della diffusione della produzione commerciale raggiunta in poco tempo. Grande impulso si ebbe quando i tempi erano ancora favorevoli e alla direzione della ditta giunse il Sig. Umberto, più tardi nominato Senatore del Regno. Sotto la sua guida venne incrementata la gamma dei formaggi prodotti con la costruzione di caseifici in diverse zone dell'Italia: in Emilia, in Piemonte, giù fino nel Lazio.

Siamo attorno del 1880, Egidio Galbani torna a Ballabio al termine del servizio militare. È il momento, come per tutti i giovani della sua età, di crearsi un futuro. Non ha intenzione di affiancare il padre Davide nel lavoro di fabbro. Intravede nell'industria casearia, allora fiorente nel nostro paese, vaste possibilità. Sa che i formaggi locali riscuotono apprezzamenti da parte di tanti estimatori fuori del nostro territorio. Forse il commercio di formaggi, l'acquisto di "Quartiroli" freschi e la loro rivendita dopo una buona stagionatura nella nostra aria, poteva essere un affare. Quello che mancava era il capitale necessario per l'avvio dell'impresa. Vista la sua buona volontà, un conoscente anticipa cinquecento lire! La ditta era nata. A poco a poco, per gradi, lo sviluppo. Galbani personalmente, con carro e cavallo, raccoglie gli stracchini freschi e li porta a Ballabio per la stagionatura; raccoglie anche il latte che lavora per conto proprio. Tenta ad un certo punto un colpo rischioso: affronta la concorrenza francese, allora molto forte e dominante nella produzione di particolari tipi di formaggio a gusto speciale, considerati un lusso. L'affare va in porto. Il nome è creato.
Ma anche Galbani, come Locatelli e altri, con l'introduzione di nuove tecniche di produzione lasciano la sede originale di Ballabio; si trasferiscono in località meglio servite commercialmente, con possibilità di collegamenti più rapidi e diversificano i loro prodotti.

Dopo il decadimento, per diverse cause nel periodo fra le due guerre, Ballabio perde l'egemonia in questa produzione; altri però si affacciano, in tempi più recenti, per riprendere a valorizzare una tipica produzione secolare nata qui, si può dire, ma soprattutto qui diventata illustre. Si continua così a tener viva una fama nata per necessità e diventata industria.